CONCERTO 12 DICEMBRE 2025
QUARTETTO DANEL – QUARTETTO GALILEE
L’anno 2025 segna il cinquantesimo anniversario della morte di Dmitri Shostakovich, un traguardo celebrato in tutto il mondo con esecuzioni, festival e rinnovate riflessioni sulla sua eredità artistica. Pochi ensemble hanno contribuito in modo più significativo alla comprensione della musica da camera di Shostakovich quanto il Quartetto Danel, i cui cicli integrali – eseguiti nel Regno Unito, in Germania, nei Paesi Bassi, in Francia e oltre – sono considerati veri e propri punti di riferimento interpretativi. Siamo onorati che Marc Danel, primo violino del quartetto, sia Presidente Onorario dello Xenia Chamber Music Course, al quale è tornato nel 2023 e nel 2024 per tenere masterclass di eccezionale ispirazione.
A condividere il programma del concerto del 12 dicembre a Parigi sarà il Quartetto Galilee, che abbiamo avuto il privilegio di ospitare allo Xenia Course nel 2024. Originario della regione della Galilea e formato in un contesto culturale profondamente segnato dal conflitto israelo-palestinese, il quartetto porta nella propria interpretazione una voce artistica distintiva, nutrita da eredità e resilienza, e sempre più riconosciuta nel panorama europeo della musica da camera.
Le note di programma che seguono sono state scritte da Elizabeth Wilson, co-fondatrice dello Xenia Chamber Music Course e tra i più autorevoli studiosi di Shostakovich. Il suo contributo illumina il concerto offrendo un contesto prezioso per comprendere la complessità, la profondità emotiva e la visione di Shostakovich.
Concerto – 12 dicembre 2025, ore 19:00
Temple du Foyer de l’Ame
7B rue Pasteur Wagner
75011 Parigi
https://chostakovitch.org/
Programma
Mahboub Qalbak, canto tradizionale druso
Shostakovich – Quartetto n. 8
Shostakovich – Quartetto n. 13 (frammento): Prima esecuzione in Francia
Quartetto Galilee
Mostafa Saad — violino I & oud
Gandhi Saad — violino II & voce
Omar Saad — viola & percussioni
Tibah Saad — violoncello
Intervallo
Shostakovich – Quartetto n. 10
Shostakovich – Quartetto n. 12
Shostakovich – Quartetto n. 2
Quartetto Danel
Marc Danel — violino I
Gilles Millet — violino II
Vlad Bogdanas — viola
Yovan Markovitch — violoncello
Note di sala
Elizabeth Wilson
Il concerto di questa sera riunisce due straordinari ensemble d’archi: il celebre Quartetto Danel, tra gli interpreti più autorevoli del repertorio quartettistico di Shostakovich, e il giovane Quartetto Galilee, formato da quattro fratelli di origini palestinesi-druse oggi residenti a Parigi. Il loro nome rimanda alla città natale, Maghar, in Galilea. Il quartetto si esibisce regolarmente in tutta Europa e perfeziona attualmente i propri studi al CNSMDP, seguendo parallelamente le masterclass dei membri del Quartetto Danel, che considerano tra le loro principali fonti di ispirazione e riferimento artistico nel mondo del quartetto d’archi.
Il Quartetto Galilee si muove con la stessa naturalezza sia nella tradizione musicale drusa – che eseguono su strumenti tradizionali – sia nel repertorio quartettistico della tradizione occidentale. Aprono il concerto con Mahboub Qalbak, un canto tradizionale della comunità drusa originario di al-Suwayda, nel sud della Siria prossima al confine giordano.
Il loro particolare legame con la musica di Dmitrij Shostakovich nasce da una profonda affinità con la sua capacità di dare voce a un arco amplissimo di emozioni umane – non ultima, quella fierezza di resistere, indispensabile a conservare indipendenza di pensiero e di azione per chi vive sotto regimi oppressivi. In questo si riconoscono nella parabola esistenziale del compositore e nella sua instancabile fiducia nella creatività.
Il loro programma segue la prima esecuzione francese di un frammento quartettistico risalente alla fine dell’estate 1969, composto poco dopo la conclusione della Quattordicesima Sinfonia. Il brano, marcato Allegretto e della durata di meno di cinque minuti, ci è giunto in un manoscritto pulito: sembra essere l’inizio di quello che sarebbe divenuto il Tredicesimo Quartetto. Si tratta di una pagina atipica per il tardo Shostakovich, caratterizzata da un sorprendente gesto “boogie-woogie”: su un’unità di cinque battute con ostinato pizzicato al basso, i violini intessono un ritmo danzante, mentre la viola interviene in modo sovversivo con una figura discendente e mordente.
Shostakovich mise da parte questo materiale fino all’estate 1970. Nel frattempo aveva ricevuto l’incarico di scrivere le musiche per il King Lear di Georgij Kozincev, e gran parte delle nuove idee per il quartetto derivano direttamente dalla colonna sonora del film. Ripensò radicalmente l’inizio del lavoro, concependolo come un unico grande arco formale dominato dalla viola – non a caso lo dedicò a Vadim Borisovskij, violista del Quartetto Beethoven, storico dedicatario e primo interprete di quasi tutti i suoi quartetti dal Secondo al Quattordicesimo.
Nella versione definitiva, il frammento giovanile Allegretto ricompare poco oltre un terzo del quartetto, ora però trasfigurato da un inquietante effetto col legno, il percuotere del legno dell’arco sul corpo dello strumento. Le due versioni divergono profondamente dopo i primi due minuti. Curiosamente, verso la fine del frammento del 1969, un motivo affidato al registro grave del violoncello anticipa la canzone Immortality dalla Suite Michelangelo del 1974.
Nel 1959, poco dopo aver composto il Settimo Quartetto e il Primo Concerto per violoncello, Shostakovich attraversò una crisi personale e pubblica. Il divorzio dalla seconda moglie, Margarita Kainova, poté forse portargli sollievo; ma l’essere costretto ad entrare nel Partito Comunista rappresentò un autentico incubo. Nikita Chruščëv desiderava “ripulire” l’immagine del Partito dopo aver denunciato i crimini del regime staliniano e aveva bisogno del sostegno dell’intellighenzia. Shostakovich che fino ad allora aveva evitato accuratamente l’iscrizione, cedette infine alle pressioni.
Agli inizi di luglio partì per la Germania in uno stato d’animo disperato, rimproverandosi di essersi piegato all’odiato Partito. Il motivo ufficiale del viaggio era la composizione delle musiche per il film di Leo Arnshtam sul bombardamento alleato di Dresda.
Gli fu assegnata una stanza nella casa di riposo per compositori di Gohrisch.
Da lì, al suo ritorno, scrisse all’amico Isaak Glikman:
«Le ottime condizioni di lavoro (a Gohrisch) hanno dato i loro frutti: ho composto il mio Ottavo Quartetto. Per quanto abbia provato a preparare la musica per il film, non sono arrivato da nessuna parte. Invece ho scritto questo quartetto ideologicamente depravato che non servirà a nessuno».
Un’autoironia così tagliente trova spiegazione in un’altra lettera a Glikman:
«Ho cominciato a pensare che, se un giorno dovessi morire, è improbabile che qualcuno scriva un’opera in memoria di me; quindi tanto vale che la scriva io stesso. La pagina del titolo dovrebbe riportare la dedica: “Alla memoria del compositore del quartetto”.»
Shostakovich chiarisce così che il quartetto è una rassegna di tutta la sua vita creativa attraverso il procedimento dell’autocitazione – e lo rende del tutto evidente collocando al centro dell’opera il suo monogramma musicale, il motivo di quattro note DSCH, ovvero le iniziali del suo nome secondo la notazione tedesca.
Essendo il tema centrale dell’opera, il motivo DSCH richiedeva una risoluzione in do minore, una tonalità tragica per Shostakovich, come lo era stata per Mozart e Beethoven. Egli confessò a Glikman di essere stato lui stesso profondamente commosso sia dalla propria musica sia dalla perfezione formale dei cinque movimenti concatenati.
Il primo movimento, un Largo meditativo, si apre con il violoncello che intona il motivo DSCH; Shostakovich prosegue citando varie sue opere, fra cui la Prima Sinfonia composta quando aveva solo diciannove anni. Segue un violento Allegro molto, dove il motivo DSCH raggiunge proporzioni frenetiche. Al culmine, irrompe un tema “ebraico” tratto dal suo Secondo Trio Op,67, segnale di protesta. Il terzo movimento, Allegretto, è uno Scherzo sardonicamente ironico, in cui il tema DSCH appare nella forma di un valzer, e si ascoltano citazioni di altri lavori, in particolare il Primo Concerto per violoncello.
Il quarto movimento, un Largo dall’intenso carattere elegiaco, rimanda a Wagner e a due opere particolarmente care al compositore: il canto rivoluzionario Tormented by Grievous Bondage e l’aria Serezha, mio carissimo dal finale dell’opera Lady Macbeth del distretto di Mtsensk. L’opera si chiude così come era iniziata, con il motivo DSCH, ora trattato in forma contrappuntistica, in cui l’astrazione sembra prevalere sulla tragedia. Shostakovich dedicò ufficialmente l’Ottavo Quartetto alle “Vittime della guerra e del fascismo” — un’intitolazione appropriata, poiché Shostakovich stesso si considerava una vittima.
Nella seconda parte del concerto, eseguita dal Quartetto Danel, ascoltiamo tre quartetti di Shostakovich appartenenti a periodi diversi della sua produzione.
Il Decimo Quartetto, in quattro movimenti e dedicato a Moisei Weinberg, fu completato il 20 luglio 1964 presso la Casa di Riposo per Compositori di Dilizhan, in Armenia. Costituisce il pendant del Nono Quartetto, terminato solo poche settimane prima. Costruito sul concetto di contrasto, il primo movimento, un Andante introspettivo e trattenuto, è seguito da un Allegretto furioso di violenza insolita. Qui il materiale assegnato al primo violino rappresenta una sorta di forza maligna, mentre il secondo tema, affidato al violoncello, non è da meno in aggressività. In tutto il quartetto si assiste a un dialogo conflittuale fra i due violini da una parte e viola e violoncello dall’altra. Nei glissandi ascensionali, grotteschi, degli archi superiori e nelle lunghe dissonanze tenute fortissimo dagli archi inferiori, il carattere brutale della musica rimane implacabile.
Il terzo movimento, Adagio, è una passacaglia elegiaca in cui il violoncello espone il tema ostinato con appassionata espressività. Il primo violino entra progressivamente in un dialogo contemplativo con il violoncello, che mantiene il controllo delle variazioni della passacaglia. Il movimento svanisce in un passaggio di collegamento che conduce all’ampio finale Allegretto. Qui un vivace tema di danza, affidato alla viola e presentato in pianissimo, apre il movimento e viene sviluppato in modo significativo insieme a un tema discendente di inflessione russa.
Come spesso avviene in Shostakovich, la coda è costruita rielaborando materiale dei movimenti precedenti con grande efficacia. Il culmine arriva quando il tema della passacaglia irrompe fff dal violoncello, sovrapposto al tema di danza iniziale suonato in sincronia quasi saltellante dagli altri strumenti. Quando la musica si ritira nuovamente nel pianissimo, Shostakovich ritrova il suo umorismo e unifica l’intero ciclo combinando i temi dei movimenti estremi.
Shostakovich ammise talvolta di avere delle opere predilette. Tra i suoi quartetti, indicò il Terzo del 1946 e il Dodicesimo, in due movimenti, composto nell’estate del 1968. Quest’ultimo fu dedicato a Dmitri Tsyganov, primo violino del Quartetto Beethoven, la cui virtuosità e resistenza musicale trovano riscontro diretto nella scrittura. Sembrava che Shostakovich volesse mostrarsi altrettanto radicale della giovane generazione di compositori d’avanguardia sovietici — come Andrei Volkonskij e Andrej Schnitke – adottando deliberatamente alcuni elementi del sistema dodecafonico. Tuttavia, a differenza loro, non abbracciò mai pienamente né il serialismo schoenberghiano né l’atonalità come linguaggio. Un’altra caratteristica peculiare del Dodicesimo Quartetto è la sua dimensione sinfonica, che spinge al massimo le possibilità espressive dell’organico cameristico.
Il movimento d’apertura, Moderato, si apre con una serie di dodici suoni dall’armonia ambigua, intonata dal violoncello nella battuta iniziale. Essa approda, nella battuta successiva, con decisione al Re bemolle della tonalità d’impianto, ristabilendo un chiaro centro tonale. Il primo tema, espressivo, affidato al registro grave del violino, lascia poi spazio a un valzer in “stile Nuova Vienna” – anch’esso costruito su una serie dodecafonica, impiegata tuttavia in un contesto tonale.
Il monumentale secondo movimento, Allegretto, è un quartetto nel quartetto. Si apre con dissonanze aggressive, trilli, accenti e pizzicati brutali contrapposti al motivo iniziale del violoncello: quattro semicrome fortissimo, parte di un tema impetuoso che domina l’intero movimento. A questo primo episodio, intensamente complesso, segue una sezione Adagio, in cui il violoncello introduce un tema espressivo (ancora una serie di dodici suoni), trasformato poi in un corale in sordina di toccante bellezza. Subentra quindi una sezione Moderato, dove il violino I, con pizzicati sonori, articola un’ulteriore serie dodecafonica, che presto si trasforma nella figurazione di crome che accompagnava il tema iniziale del primo movimento. Con grande maestria, Shostakovich estende l’architettura reintroducendo materiale di entrambi i movimenti, per giungere infine a una coda energica in cui tutti gli elementi tematici dell’apertura del secondo movimento convergono in un finale trionfante ed esuberante.
Il programma si conclude con il Secondo Quartetto, composto nel settembre 1944. Per il compositore rappresenta un enorme passo avanti rispetto al Primo Quartetto, scritto nel maggio 1938, quando era ancora un “principiante” della musica da camera. Se confessò di aver composto quel lavoro “come un esercizio”, qui, nel Secondo Quartetto, Shostakovich è ormai un maestro pienamente consapevole del mezzo. Il lavoro è concepito come un grande affresco sinfonico in quattro movimenti, costruito con rigore e senza alcun gesto superfluo. A differenza di altre opere del periodo bellico, il quartetto è totalmente privo di immagini grottesche, ed è stilisticamente ancorato al passato, non solo al modello della forma-sonata classica, ma anche con espliciti riferimenti a forme barocche.
Il primo movimento, Overture, impiega materiale tematico di chiara impronta russa e mantiene un dinamismo costante nel forte. La sua energia deriva, tra l’altro, dai brevi e incisivi crescendo sotto il tema principale del primo violino e dal ritmo puntato del secondo tema.
Nel secondo movimento, Recitative and Romance, la musica assume un carattere confessionale e guarda al tardo Beethoven. La magistrale capacità di Shostakovich di modellare il recitativo sugli strumenti ad arco suggerisce chiaramente un’origine vocale. Il protagonista sia del recitativo che della romance è il primo violino, mentre il carattere quasi liturgico delle brevi risposte corali e delle cadenze simili a “Amen” negli altri strumenti è immediatamente evidente.
Il terzo movimento, Allegro, è un valzer ombroso nella lontanissima tonalità di Mi bemolle minore, con tutti gli strumenti con sordina.
L’effetto è quello di un’espressione soffocata, anche quando la musica raggiunge un fortissimo. Inquieto e spinto in avanti con urgenza, il valzer non libera mai del tutto la sensazione di cupa inquietudine che lo pervade.
Il Finale si apre con una lunga introduzione, prima che la viola esponga il tema principale delle variazioni. Basato su un canto russo di carattere modale, il tema passa di strumento in strumento, mentre le variazioni vengono sviluppate con un’intensità quasi sinfonica, raggiungendo il loro apice sul pulsare delle terzine ribattute del violoncello. Quando la musica si ritira nuovamente verso l’atmosfera raccolta dell’inizio, prende avvio una tipica coda “alla Shostakovich”, che rievoca materiali provenienti da tutti i movimenti come dispositivo di unificazione ciclica. Con l’ultimo, solenne risuonare del tema delle variazioni, il compositore conduce il quartetto a una conclusione di luminosa compiutezza.

